di Cristina Di Palma • Medico Veterinario
di Cristina Di Palma
Medico Veterinario
Esempi rispettivamente di zona lombo sacrale della colonna sana (fig. 1) e affetta da patologia compressiva (fig.2)
questo perché rappresenta la prima zona in cui vengono assorbite le forze propulsive generate dagli arti posteriori, prima che queste si scarichino sul resto della colonna. Quindi cani sottoposti ad esercizi ripetitivi di iperestensione cronica della groppa (quali a solo a titolo di esempio potrebbero essere il saltare sopra recinzioni o il balzare reattivamente in piedi durante gli attacchi a figuranti o ancora effettuare bruschi cambi direzionali in corsa nello svolgimento di discipline sportive quali il coursing), pur non avendo alterazioni vertebrali, sono però pericolosamente predisposti al cedimento dello spazio L7-S1, a causa dei continui stress biomeccanici a cui vengono sottoposti. Indipendentemente dalla causa che provoca la sindrome, che sia congenita o acquisita, l’elemento comune che provoca i disturbi della malattia è rappresentato dalla compressione dei nervi della cauda equina. Vediamo ora come si manifesta questa insidiosa patologia per poterla riconoscere e combattere. Il quadro clinico è caratterizzato soprattutto da dolorabilità diffusa alla schiena, agli arti posteriori, alla coda, associata a debolezza, difficoltà ad alzarsi , a saltare, a salire le scale. Nei casi più gravi compaiono anche incontinenza urinaria e/o fecale. L’esordio non è mai improvviso, ma graduale, tant’è che può passare inosservato al proprietario che scambia per “pigrizia” una certa riluttanza al movimento espressa dal cane. Solo in un secondo momento il quadro clinico tende a conclamarsi in modo inequivocabile. I segni neurologici variano in base alla causa, alla gravità della compressione e possono essere acuti o cronici, intermittenti o continui, stabili o in evoluzione. Per quanto riguarda i segni comuni e tipici a tutte le cause, viene descritto in oltre il 90% dei cani affetti il dolore lombosacrale. Per rilevare tale reperto il veterinario deve avvalersi di specifiche prove che permettano oltre che di individuarlo, anche di differenziarlo da un dolore che potrebbe originare da altre zone della colonna o dalle anche. La prima prova consiste nella palpazione della colonna, che deve iniziare sempre lontano da dove si sospetta la zona di algia, così da rendersi conto della normale reazione del soggetto a tale manovra per poi confrontarla con una sua eventuale reazione dolorifica. Non sempre questa prova fornisce risultati evidenti, così si passa alla estensione di ciascuna anca: i cani affetti da displasia in genere sono molto sensibili a qualsiasi movimento passivo di estensione dell’articolazione colpita, mentre i soggetti con patologie lombosacrali vi resistono maggiormente. Si ripete quindi la prova di estensione delle anche esercitando una pressione sulla regione lombosacrale. Se le manifestazioni algiche sono equivoche, con l’animale in stazione si sollevano e si estendono entrambi gli arti posteriori, applicando una progressiva pressione in corrispondenza della articolazione lombosacrale. Questo test evoca una reazione algica anche nel paziente meno reattivo affetto da degenerazione lombosacrale clinicamente evidente. La zoppia degli arti posteriori, monolaterale o bilaterale, è frequente e se progredisce può portare fino allo sviluppo di debolezza motoria e all’atrofia muscolare dell’arto posteriore, man mano che l’ischemia della radice nervosa persiste. I riflessi possono essere normali o diminuiti. Disturbi dello sfintere anale o vescicale possono accompagnare il dolore spinale e la paresi del posteriore quando le radici nervose di S2-S3 vengono compresse. Raramente i pazienti presentano solo disturbi agli sfinteri. Quando la compressione della radice nervosa progredisce l’incontinenza diviene evidente (es. gocciolamento). La disfunzione dello sfintere anale diviene clinicamente manifesta dopo la disfunzione dello sfintere vescicale e si manifesta con incontinenza fecale ed ipotonia dello sfintere anale.
Il trattamento cambia in base alla causa della compressione. I pazienti con compressione secondaria a patologia cronica degenerativa del disco (che ricordiamo sono più frequenti), estrusione del disco intervertebrale erniato o restringimento (stenosi) lombosacrale congenita, verranno trattati in base alla gravità e alla durata dei segni neurologici e all’evoluzione di esami neurologici seriali. La terapia medica, consistente nel confinamento in gabbia per quattro-sei settimane, associata all’uso di farmaci ad azione analgesica e antinfiammatoria, è consigliata nei pazienti al primo episodio algico. La strategia di intervento multimodale è nel caso dei nostri crestati il più delle volte risolutiva. E’ imprescindibile associare alla terapia medica, basata su associazione di farmaci specifici per il trattamento del dolore osteoarticolare /o neuropatico, anche un graduale, ma radicale, cambiamento delle abitudini di vita che hanno esposto la colonna lombo sacrale del nostro cane a sforzi che alla lunga sono stati fonte di logoramento e dolore. Eventuali abitudini di vita che possono essere fattori aggravanti (quali esercizio fisico intenso ed obesità) quindi devono tassativamente essere modificate. La decompressione della cauda equina viene risolta chirurgicamente con la laminectomia dorsale che consiste nell’asportazione della porzione di vertebra che ricopre le radici nervose interessate cui si può associare la faccetectomia, ovvero la rimozione delle faccette articolari, e la foraminotomia. Quest’ultima in particolare viene eseguita se si evidenzia la compressione della radice di L7 all’esame elettromiografico. Se è presente il disco erniato, una volta liberata la cauda, questa viene retratta delicatamente di lato e viene rimosso il materiale protruso. Se c’è instabilità articolare occorre stabilizzare l’articolazione con mezzi da osteosintesi idonei. In conclusione si tratta di una patologia che può nella maggior parte dei casi, se conosciuta, può essere evitata, al di fuori delle (rare) situazioni congenite.
A tal fine è assolutamente indispensabile essere consapevoli che un errato o eccessivo o inappropriato esercizio fisico può esporre il nostro compagno peloso al serio e concreto rischio di sviluppare tale problematica, che si manifesterà alle soglie dell’età adulta. Quindi la prevenzione, che passa attraverso la conoscenza e lo svolgimento di attività fisiche adeguate e rispettose della struttura dei nostri cani, è un fattore fondamentale a tutela loro del benessere presente e futuro.