Associazione Specializzata di Razza riconosciuta dall'Ente Nazionale della Cinofilia Italiana

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La sindrome della cauda equina nel Rhodesian Ridgeback

di Cristina Di Palma • Medico Veterinario

di Cristina Di Palma
Medico Veterinario

Per sindrome della cauda equina si intende l’insieme di segni neurologici (dolore, affaticamento, ipotrofia e ipotonia muscolare, debolezza) riferibili alla compressione della parte terminale del midollo spinale nel suo decorso all’interno del canale vertebrale lombosacrale. Anatomicamente ciò che si definisce “cauda equina” è il midollo spinale terminale organizzato come fascio di fibre nervose costituito dalle ultime radici dei nervi spinali e da un prolungamento fibroso del midollo stesso. Le radici dei nervi spinali escono dal canale vertebrale attraverso delle aperture ossee dette forami intervertebrali. I corpi vertebrali che contengono la cauda equina vanno: a livello lombare da L5 a L7; a livello sacrale da S1 a S3; a livello caudale da Cd1 a Cd5. Le cause che danno origine a questa patologia sono molteplici e si dividono in compressive statiche (stenosi lombo sacrale); compressive dinamiche (instabilità lombosacrale); infiammatorie (discospondilite giovanile). Tra le cause compressive statiche le stenosi lombo sacrali vanno inserite nel novero delle patologie croniche osteoarticolari in cui la produzione di artrosi a livello dei corpi e degli archi vertebrali e dei forami di uscita delle radici nervose interferisce con la trasmissione nervosa dei nervi diretti alla muscolatura degli arti posteriori a causa di un restringimento dello spazio spinale. L’origine è malformativa e fortunatamente non è molto rappresentata nella popolazione dei RR. Le instabilità lombosacrali invece – e al contrario- tendono ad essere acquisite e dal punto di vista sintomatologico evolvono, fin dall’esordio in età adulta (mediamente intorno ai cinque anni) come le stenosi lombo sacrali. I fattori causativi sono molteplici fin dalla primissima età e possono essere rappresentati da eccessivo peso in accrescimento, movimento inadeguato, attività fisica non correttamente gestita. Tutti sappiamo che ai nostri piccoli selvaggi crestati piace saltare, giocare in modo molto fisico, correre a perdifiato, incuranti di ostacoli che prontamente vengono saltati. Ecco tutta questa attività fisica convulsa e disordinata, se fatta quando la struttura scheletrica è in accrescimento -e quindi delicata e fragile- e l’apparato muscolo tendineo ancora immaturo, concorre a sovraesporre a traumi continui il distretto lombo sacrale. Quando l’accrescimento si è concluso e il cane entra in età adulta l’articolazione sovra sollecitata inizia precocemente a degenerare e a creare dolore e inabilità funzionale. Per quanto concerne infine le cause di origine infiammatoria, la discospondilite o la spondilodiscite giovanile è un evento patologico diffuso per via ematogena, che attiva un processo infiammatorio a carico del disco intervertebrale o del corpo vertebrale in sede preferibilmente lombo sacrale. Questa situazione interferisce con il normale sviluppo anatomico del distretto osteoarticolare che ne rimane permanentemente danneggiato. La risposta artrosica dell’organismo innesca l’evento degenerativo anatomico (deformità dei profili articolari del distretto interessato) e clinico (esordio sintomatologico). Quanto alla classificazione di questa patologia, si distinguono due diverse forme di sindrome della cauda equina: la forma congenita, quella meno rappresentata nella nostra razza, e la forma acquisita che é la più frequentemente riscontrata e si manifesta nei cani in età media e avanzata. Nella maggior parte dei casi di sindrome acquisita la malattia sembra correlata ad instabilità articolare, con conseguente degenerazione del disco intervertebrale tra L7-S1, formazione di becchi d’artrosi sulla placca terminale di L7-S1 e sulle faccette articolari, riduzione dello spazio tra L7-S1, sublussazione vertebrale tra L7-S1 (il sacro si lussa parzialmente in direzione ventrale), ispessimento delle strutture legamentose adiacenti. E’ stato notato che la giunzione lombosacrale è dotata di una particolare mobilità ed ha un disco intervertebrale piuttosto grosso:

Esempi rispettivamente di zona lombo sacrale della colonna sana (fig. 1) e affetta da patologia compressiva (fig.2)

questo perché rappresenta la prima zona in cui vengono assorbite le forze propulsive generate dagli arti posteriori, prima che queste si scarichino sul resto della colonna. Quindi cani sottoposti ad esercizi ripetitivi di iperestensione cronica della groppa (quali a solo a titolo di esempio potrebbero essere il saltare sopra recinzioni o il balzare reattivamente in piedi durante gli attacchi a figuranti o ancora effettuare bruschi cambi direzionali in corsa nello svolgimento di discipline sportive quali il coursing), pur non avendo alterazioni vertebrali, sono però pericolosamente predisposti al cedimento dello spazio L7-S1, a causa dei continui stress biomeccanici a cui vengono sottoposti. Indipendentemente dalla causa che provoca la sindrome, che sia congenita o acquisita, l’elemento comune che provoca i disturbi della malattia è rappresentato dalla compressione dei nervi della cauda equina. Vediamo ora come si manifesta questa insidiosa patologia per poterla riconoscere e combattere. Il quadro clinico è caratterizzato soprattutto da dolorabilità diffusa alla schiena, agli arti posteriori, alla coda, associata a debolezza, difficoltà ad alzarsi , a saltare, a salire le scale. Nei casi più gravi compaiono anche incontinenza urinaria e/o fecale. L’esordio non è mai improvviso, ma graduale, tant’è che può passare inosservato al proprietario che scambia per “pigrizia” una certa riluttanza al movimento espressa dal cane. Solo in un secondo momento il quadro clinico tende a conclamarsi in modo inequivocabile. I segni neurologici variano in base alla causa, alla gravità della compressione e possono essere acuti o cronici, intermittenti o continui, stabili o in evoluzione. Per quanto riguarda i segni comuni e tipici a tutte le cause, viene descritto in oltre il 90% dei cani affetti il dolore lombosacrale. Per rilevare tale reperto il veterinario deve avvalersi di specifiche prove che permettano oltre che di individuarlo, anche di differenziarlo da un dolore che potrebbe originare da altre zone della colonna o dalle anche. La prima prova consiste nella palpazione della colonna, che deve iniziare sempre lontano da dove si sospetta la zona di algia, così da rendersi conto della normale reazione del soggetto a tale manovra per poi confrontarla con una sua eventuale reazione dolorifica. Non sempre questa prova fornisce risultati evidenti, così si passa alla estensione di ciascuna anca: i cani affetti da displasia in genere sono molto sensibili a qualsiasi movimento passivo di estensione dell’articolazione colpita, mentre i soggetti con patologie lombosacrali vi resistono maggiormente. Si ripete quindi la prova di estensione delle anche esercitando una pressione sulla regione lombosacrale. Se le manifestazioni algiche sono equivoche, con l’animale in stazione si sollevano e si estendono entrambi gli arti posteriori, applicando una progressiva pressione in corrispondenza della articolazione lombosacrale. Questo test evoca una reazione algica anche nel paziente meno reattivo affetto da degenerazione lombosacrale clinicamente evidente. La zoppia degli arti posteriori, monolaterale o bilaterale, è frequente e se progredisce può portare fino allo sviluppo di debolezza motoria e all’atrofia muscolare dell’arto posteriore, man mano che l’ischemia della radice nervosa persiste. I riflessi possono essere normali o diminuiti. Disturbi dello sfintere anale o vescicale possono accompagnare il dolore spinale e la paresi del posteriore quando le radici nervose di S2-S3 vengono compresse. Raramente i pazienti presentano solo disturbi agli sfinteri. Quando la compressione della radice nervosa progredisce l’incontinenza diviene evidente (es. gocciolamento). La disfunzione dello sfintere anale diviene clinicamente manifesta dopo la disfunzione dello sfintere vescicale e si manifesta con incontinenza fecale ed ipotonia dello sfintere anale.

Il planning diagnostico volto all’accertamento della presenza e dello stato della patologia vede l’acquisizione dei dati neurologici clinici attraverso una accurata visita condotta da un Medico veterinario specialista in neurologia, che sarà chiamato a verificare le possibili alterazioni del sistema nervoso periferico attraverso la prova dei riflessi spinali appendicolari e la verifica dei punti di dolore, laddove sia più intenso. In passato si riteneva che la semplice compressione meccanica delle radici nervose determinasse il dolore lombosacrale. Questa convinzione è stata poi contraddetta e superata dall’osservazione che la manipolazione diretta di una radice nervosa normale non evoca alcuna reazione dolorifica. Oggi si ritiene invece che la compressione provochi una ridotta irrorazione sanguigna della radice nervosa. Questo è supportato da due osservazioni: la prima è che tipicamente l’esercizio aggrava la sintomatologia algica, in quanto la diminuita vascolarizzazione non è in grado di coprire l’aumentata richiesta metabolica. Inoltre la microvascolarizzazione della radice nervosa è relativamente superficiale se confrontata con quella dei nervi periferici e di conseguenza maggiormente sensibile ai fenomeni compressivi. Anche l’eventuale presenza del disco erniato contribuisce alla reazione algica.
A seguire è sempre opportuno procedere con l ‘acquisizione di immagini attraverso un accurato studio radiografico della colonna LS in posizione neutra, iperflessa e iperestesa e a seguire la diagnostica avanzata di TC e/o RMN Quest’ultima consente la verifica del grado di coinvolgimento di tutte le strutture coinvolte dal processo degenerativo. Lo scopo della indagine diagnostica è acquisire elementi che possano suggerire l’approccio terapeutico più appropriato per garantire la migliore qualità di vita senza dolore al nostro cane. In alcuni casi trova indicazione procedere anche con l’elettromiografia, che è un metodo che ci permette di studiare l’attività elettrica dei muscoli. E’consigliabile eseguire questo esame poiché può confermare la diagnosi e consentire la valutazione della gravità e della simmetria del coinvolgimento radicolare. Soprattutto alla base della coda, del diaframma pelvico e dei muscoli innervati dal nervo ischiatico, può rivelare delle alterazioni dell’innervazione che, associati ai sintomi tipici, ai reperti neurologici e radiologici possono sostenere una diagnosi di compressione della cauda equina. Inoltre può essere utile, come vedremo in seguito, per scegliere il trattamento chirurgico più idoneo.

Il trattamento cambia in base alla causa della compressione. I pazienti con compressione secondaria a patologia cronica degenerativa del disco (che ricordiamo sono più frequenti), estrusione del disco intervertebrale erniato o restringimento (stenosi) lombosacrale congenita, verranno trattati in base alla gravità e alla durata dei segni neurologici e all’evoluzione di esami neurologici seriali. La terapia medica, consistente nel confinamento in gabbia per quattro-sei settimane, associata all’uso di farmaci ad azione analgesica e antinfiammatoria, è consigliata nei pazienti al primo episodio algico. La strategia di intervento multimodale è nel caso dei nostri crestati il più delle volte risolutiva. E’ imprescindibile associare alla terapia medica, basata su associazione di farmaci specifici per il trattamento del dolore osteoarticolare /o neuropatico, anche un graduale, ma radicale, cambiamento delle abitudini di vita che hanno esposto la colonna lombo sacrale del nostro cane a sforzi che alla lunga sono stati fonte di logoramento e dolore. Eventuali abitudini di vita che possono essere fattori aggravanti (quali esercizio fisico intenso ed obesità) quindi devono tassativamente essere modificate. La decompressione della cauda equina viene risolta chirurgicamente con la laminectomia dorsale che consiste nell’asportazione della porzione di vertebra che ricopre le radici nervose interessate cui si può associare la faccetectomia, ovvero la rimozione delle faccette articolari, e la foraminotomia. Quest’ultima in particolare viene eseguita se si evidenzia la compressione della radice di L7 all’esame elettromiografico. Se è presente il disco erniato, una volta liberata la cauda, questa viene retratta delicatamente di lato e viene rimosso il materiale protruso. Se c’è instabilità articolare occorre stabilizzare l’articolazione con mezzi da osteosintesi idonei. In conclusione si tratta di una patologia che può nella maggior parte dei casi, se conosciuta, può essere evitata, al di fuori delle (rare) situazioni congenite.

A tal fine è assolutamente indispensabile essere consapevoli che un errato o eccessivo o inappropriato esercizio fisico può esporre il nostro compagno peloso al serio e concreto rischio di sviluppare tale problematica, che si manifesterà alle soglie dell’età adulta. Quindi la prevenzione, che passa attraverso la conoscenza e lo svolgimento di attività fisiche adeguate e rispettose della struttura dei nostri cani, è un fattore fondamentale a tutela loro del benessere presente e futuro.

Per maggiori informazioni:

Dr.ssa Cristina Di Palma